Salve, siamo Barbara e Paolo!

Da alcuni anni, per poter vivere in maniera più naturale, ci siamo trasferiti dalla città in campagna. Da quella fatidica partenza ad oggi – e speriamo per molto tempo ancora – viviamo e lavoriamo con i Cani; con loro abbiamo formato il nostro Branco-Famiglia.

Non siamo dottori in etologia, veterinaria, biologia o qualsiasi altra dottrina vi possa venire in mente che abbia attinenza con l’argomento in questione; tanto meno siamo comportamentisti o comportamentalisti che dir si voglia!

...siamo solo due persone che amano i Cani e la Natura, e i nostri titoli, sono acquisiti in campo, non in classe e tanto meno via internet.

Un nostro grande desiderio è quello di riuscire ad instaurare, con i Cani, un rapporto d’intesa; la massima aspirazione sarebbe arrivare ad interpretarne correttamente lo stile di vita e il modo di esprimersi… vorremmo essere per i Cani, un veicolo di comunicazione con il mondo umano, senza per questo, cadere nella presunzione di volersi affiancare ai grandi del settore, vorremmo solo partecipare ed inserire qualche virgola nella stesura del tema.

''Sono passati ormai molti anni dal giorno in cui decisi che la vita con l’uomo mi andava stretta. Pensavo spesso di essere un Animale solitario, ma la verità era che non mi trovavo nella società umana. Un giorno, guardando là, fuori, in quel mondo per me così estraneo, la mia attenzione fu catturata da due ipnotici gioielli: gli Occhi di un Cane.
Fu in quel preciso istante che decisi quale indirizzo avrei dato alla mia vita
.''

Inseriremo in questo spazio, momenti particolari della nostra Vita, alcuni dei quali sono riportati anche nelle pagine dei nostri libri, testi scritti per lasciare qualcosa di noi, ma soprattutto per aiutare le Creature dell'Associazione ''Negli Occhi del Cane''... non mancheranno (fra le tante parole) foto e filmati di momenti trascorsi con i nostri Gioielli: situazioni di casa, allenamenti, sport, giochi... attimi che per noi saranno sempre emozionanti e tanto preziosi... di tutto un po' della nostra Famiglia! :)

Nel giorno 1°aprile del 1989, ebbe inizio la nostra avventura nel Pianeta Cane con l’arrivo in casa di Cristina.

1°aprile 1989 ore 9,30 + o –

''Abbiamo finito il sale marino, non possiamo cambiare l’acqua a Chivas e Cointreau… ok, mentre Paolo si preoccupa di sistemare i nostri ‘pterois-volitans’ (pesci scorpione), io prendo il motorino e in un attimo sono al negozio di acquari, vado e torno.
Sono davanti al punto vendita, è chiuso. All’interno sento un gran abbaiare… a giudicare dall’insistenza e dal timbro di voce, deve essere un cucciolo con un caratterino niente male… strano che ci sia un cucciolo… qui non vendono animali diversi dai pesci… sarà il loro?… ma lo hanno lasciato dentro da solo?... sai che baraonda ha combinato con tutti quei ‘balocchi’ a disposizione… beh, da un momento all’altro dovrebbero arrivare i proprietari ad aprire, sono quasi le 10,00… fra poco lo scopriremo…
Passano alcuni minuti e ancora non si vede nessuno… dall’interno non si sente più nulla… che il cagnolino si sia addormentato?... sono le 10,15 possibile che ancora non arrivi nessuno?...
- Signore mi scusi, conosce i proprietari del negozio di acquari? -
- Si certo. -
- Sa dirmi perché ancora non hanno aperto? -
- Sono andati ad installare un impianto, saranno qui per le 12,00. -
- Grazie. -
- Di nulla. -
- A questo punto mi conviene tornare a casa… -
Tornata a casa, fra un metti a posto questo e un pulisci quell’altro, passano le 12,00 e poi le 13,00, fino a che alle 14,00 (circa) Paolo mi dice:
- Ma tu non hai fame?... -
- Ad essere sincera ho un certo languorino… è già ora di pranzo?... accidenti sono le due del pomeriggio… il sale, il negozio… ho fatto tardi! -
- Senti, adesso mangiamo, fra un’ora i negozi riaprono, se non abbiamo ancora finito di mettere a posto, se vuoi vado io… -
- Si, è meglio, anche perché così chiedi tu, cosa possiamo fare a Cointreau per quelle strane macchie… io non ci capisco niente di pesci… -
- Si, forse è meglio. -

Paolo alle 15,00 esce e dopo soli dieci minuti è di ritorno.
DRINN … il citofono.
- Si? -
- Barbara scendi?... ci ho ripensato, vieni anche tu. -
- Arrivo. -
Non chiedetemi come, né perché, ma ero più che certa che Paolo era già stato al negozio e invece di comprare quel che serviva ai nostri pesci, aveva visto il cucciolo e voleva portarlo a casa. Dire si, fare le scale a perdifiato e saltare in macchina è stato tutt’uno. Durante il breve tragitto cercai di fare la vaga… canticchiavo, guardavo il panorama… ho abitato in quel quartiere da quando sono venuta al mondo, ma non sapevo come nascondere la curiosità… avevo una gran paura che le mie sensazioni non fossero veritiere e allora… sai che delusione!... e come ci sarebbe rimasto Paolo se voleva farmi vedere qualcosa che non c’entrava niente con il cucciolo?... per fortuna la strada da percorrere era breve… dovevo avere pazienza ancora pochi minuti…
Eccoci di fronte alla porta del punto vendita… con fare tranquillo, ma non troppo, invito Paolo ad entrare per primo… il cuore in gola batte all’impazzata… le orecchie tese per cercare di sentire rumori di zampette o mugolii o… perché no, quell’abbaio insistente. Entro. Mi guardo intorno, non lo vedo… Paolo si avvicina a Franco, il proprietario del negozio, e in quel momento da dietro il bancone, salta fuori un… terremoto! Non curante di chi mi fosse intorno, mi lancio verso quel mucchietto di peli, e per alcuni istanti giochiamo come due fanciulli.
Ripreso il controllo di me stessa, mi avvicino a Paolo e a Franco per ascoltare quel che dicono...
La creaturina – giocando mi accorsi che era una femmina – era una cosina di pochi mesi che aveva la pretesa di assomigliare ad un Pastore Tedesco. Era stata sottratta ad un carico di cuccioli dalla dubbia provenienza, nonostante il suo spirito vitale, non era proprio in forma smagliante. Piena di parassiti… li aveva ovunque… addirittura li tossiva. Paolo ed io ci guardammo, non ci fu bisogno di parlare… prendemmo in braccio la cucciolina e via, di corsa dal veterinario.
Cristina, approssimativamente, dell’età di tre mesi, pesava solo tre chili, ma in compenso aveva una febbre da cavallo.
Il veterinario, un caro amico di famiglia, non aveva il cuore di esporci la diagnosi, perciò, silenziosamente, iniziò a scrivere la prescrizione medica, poi disse : “Se resiste alla terapia ci vediamo tra una settimana”.
E andammo avanti di settimana in settimana e di quindici giorni in quindici giorni…
Cristina ha raggiunto la veneranda età di quattordici anni… quattordici anni di momenti meravigliosi, unici per la loro simpatia:
- quando andavamo a trovare i miei genitori al mare e, nelle serate estive, ci attardavamo in giardino a fare due chiacchiere, lei cominciava ad abbaiare in maniera così insistente che non c’era altro modo, per farla smettere, che quello di accompagnarla in camera, indicarle il suo lettino e lasciare che si addormentasse… la sera era la prima a coricarsi e la mattina l’ultima ad alzarsi;
- non ammetteva ritardi sul servizio mensa: se passava l’ora della pappa, anche solo di pochi minuti, si armava di ciotola e veniva a cercarci… se facevamo finta di niente, ci girava intorno, ci urtava… e se ancora non aveva ottenuto l’attenzione desiderata, ci faceva cadere la ciotola davanti ai piedi… a quel punto… come non darle retta?!?!
- ingegnosa ed espressiva in molte cose, soprattutto nel trovare scappatoie quando le veniva chiesto di fare qualcosa di diverso dalle attività ludiche… tutto, purché non avesse alcun legame con la fatica.

E… ironia della sorte… ha scelto proprio un 1° aprile per salutarci.

A lei dobbiamo i molti cambiamenti della nostra vita e, il salto in quella dimensione, dove la forza interiore ha il potere di realizzare i sogni.''

* Con questo ricordo abbiamo iniziato il libro ''Alfa: questa sconosciuta'' (scritto nel 2007)

Video di Famiglia: Non solo lavoro - Quattro passi con le mie Stelle - Quattro salti insieme

Lo Sport ci aiuta a capire
 

La Storia

Stella Grigia viene dalla traduzione dell'affisso "Vom Grauen Stern" di Alfa e Arek, i due Pastori Tedeschi, Fratelli di cucciolata, arrivati in Italia nel lontano settembre del 1990. Il nome del loro allevamento deriva dal color argento del manto della Mamma "Dolly Vom Wildbachtal", una femmina di grande temperamento che si è distinta nelle competizioni europee più importanti di SCH h3, IPO 3 ed FH.

Il nome del nostro credo è stato a loro dedicato in quanto i primi ad accompagnarci verso la conoscenza del Pianeta Cane.

Alfa prima di Arek, entrò a far parte del branco di casa Caldora, già composto da quattro elementi: Paolo e Barbara (bipedi), Cristina (una voce e una coda) e Gretel (tanti peli a forma di Pastore Tedesco). Alfa aveva solo due mesi quando fece quel suo primo viaggio in aereo da Hannover (via Francoforte) destinazione aeroporto di Fiumicino a Roma, dove Paolo l'aspettava. Ancora non l'aveva vista e già era terribilmente pazzo di lei.
Quando uscì dal trasportino dove era stata parcheggiata dodici ore prima, la Cucciolina si diede una bella stiracchiata, fece una lunga pipì e saltò fra le braccia del suo Compagno umano.
Giudicando dalle apparenze non sembrava proprio un Pastore Tedesco; pesava più di dodici chili, aveva due orecchie enormi e cadenti sui lati del muso come un Labrador, pelo folto e ossatura da Terranova. Era stupenda.
Arek si unì a noi all'età di due anni, quando decidemmo di trasferirci in campagna e di fondare la nostra Stella Grigia.
Stella Grigia racchiude in sé il desiderio di divulgare e di dividere con gli altri la passione e il rispetto verso i Cani.
Il filone educativo sul quale è stata basata la sua dottrina vuole riconoscersi nella semplicità di linguaggio fra due Specie Animali tanto diverse e tanto simili l'una all'altra. Gli idiomi possono essere assimilati con facilità solo se l'umiltà e la comprensione hanno la possibilità di emergere.
Pensa semplice e ti capirai con il tuo cane.

Cristina

Gretel e Cristina

Alfa

Alfa

Cristina, Gretel e Alfa

Arek

Quando e Come è nato tutto - Estate 1989 - stiamo facendo dei lavori a casa; Cristina passa la sua mattina alla scuola di addestramento di amici di una sorella di Paolo. Non la portiamo lì per fare un corso, ma per farle passare un po' di tempo con altri Cani, per farla giocare. Oltre ad occuparsi di addestramento infatti, il centro fornisce un servizio di pensione e di pascolo (l'odierno ''asilo''). Anche se mi dispiace non averla qui a gironzolare fra noi, capisco che lì sta meglio che non a casa in questa specifica situazione. Passa qualche ora in compagnia di suoi coetanei o comunque di Cani tranquilli con i Cuccioli; se vuole gioca o sennò riposa al fresco degli alberelli spersi qua e lù nei giardinetti ... a casa dovrebbe barcamenarsi fra calcinacci e vernici e, curiosa com'è, meglio non rischiare. ...

... ancora non lo sapevamo, ma quella scuola sarebbe diventata parte integrante della nostra vita.

...alcuni momenti che ho riportato nel libro ''Negli occhi del Cane'' (scritto nel 2003 in ringraziamento di una raccolta per liberare alcuni Cani da canili lager)

- Cominciai lavorando in una scuola-pensione, ove appresi i primi rudimentali accordi della cinofilia. La persona che affiancavo, anziana del settore di una decina di anni, mi aiutava a capire le regole del branco, cercando di togliere dalla mia mente tutte quelle sciocche convinzioni tipiche della nostra specie, in merito a come la pensa un cane e su come dovrebbe essere la sua vita in un pianeta governato da uomini.
Prima fra tutte: “ osservando un cane, vedere un animale diverso dall’homo sapiens”.
''...''
Non accettandolo per quello che è, noi rifiutiamo lati del suo carattere, rifiutiamo quell’impronta che serve a distinguere gli esseri viventi e le cose, cancellandone la personalità. Cerchiamo in poche parole, di trasformare un ruscello di montagna fresco, spumeggiante e naturale, in uno spumante d.o.c. altrettanto fresco e spumeggiante è vero, ma decisamente manufatto.

“ Osservando un cane, bisogna vedere oltre la punta del proprio naso “.
Vivendo a stretto contatto con l’amico peloso, cominciai a comprendere e ad assorbire tutte le nozioni che egli trasmetteva senza sosta.
Non immaginavo minimamente quante cose si possono imparare della vita di un cane e della sua natura, semplicemente tramite l’osservazione del comportamento, dell’aspetto fisico e dalle espressioni e movenze del corpo.
Possedendo il gran dono di non saper proferir parola, essendo il suo linguaggio fatto di atteggiamenti, gestualità, libera esternazione di naturalità e semplicità, leggeri contatti e modulazioni del tono della voce, non esiste la possibilità di un fraintendimento. (Ma se ciò dovesse accadere, sicuramente la colpa è da attribuire ad una errata valutazione da parte dell’uomo.)
Esaminando le sue azioni, imparai a scoprire i genuini valori della spontaneità istintiva; osservando il suo aspetto fisico, imparai a capire se ciò che turbava la sua tranquillità era da associare ad un malore o ad uno stress mentale, e se quest’ultimo, dipendeva dalla sua natura o se era acquisito. E soprattutto imparai che un cane è incapace di mentire e di fare del male (progettare il male).
Non sarà mai una sua azione mossa da un sentimento volto a colpire per arrecare un danno.

Non cominciammo dal gradino più in vista, ma da quello più nascosto...si proprio quello in fondo alla piramide ... quello che nessuno vorrebbe toccare mai, e che invece è il più importante: pulire là dove sostano i Cani, gli ambienti, le strutture e tutto quello che gira attorno a loro; pulire loro e i loro ''ricordini'', insegna a capirli e ad assisterli, e al contrario di quanto si possa immaginare, insegna le prime lettere del loro Alfabeto.

''Tutte le sere al mio rientro a casa, prendevo carta e penna e annotavo tutto ciò che di nuovo e di particolare avevo vissuto durante la giornata. Rileggendo ogni volta quei fogli e riflettendo su quello che vi era scritto, mi accorsi che piano piano i miei amici di pelo mi stavano insegnando a guardare più in là del mio naso, e allo stesso tempo impartendo lezioni di vita.

Quando iniziai a prendere direttamente dalle mani dei proprietari i cani che venivano a passare qualche ora con noi, e non parlo solo degli ospiti di vecchia data, ma anche dei nuovi, ne ebbi la conferma. Riuscivo finalmente a leggere nei loro occhi quel che fino a qualche tempo prima non era neanche alla portata dei miei sogni. Riuscivo, analizzando le azioni con semplicità, a capire il loro linguaggio.
(Sono padroni di una particolarissima mimica). E’ possibile scoprire il loro stato d’animo dal modo in cui muovono le orecchie, tendono le labbra, tirano la pelle, roteano, oscillano, alzano o abbassano la coda, da come rifuggono o mitigano lo stress improvvisando impercettibili scenette teatrali (si grattano, abbaiano, mugolano, sbadigliano, strappano l’erba…)
Ma quel che mi rese più sgomenta fu che iniziavo a rapportare tutto quel che leggevo nei cani alle azioni degli uomini e finalmente riuscivo ad spiegarmene alcuni atteggiamenti. Stava avvenendo in me il cambiamento, non interpretavo più il comportamento dei cani facendo riferimento al nostro, ma l’esatto contrario. Traducevo con semplicità.
Logicamente stiamo parlando di tutto ciò che l’uomo fa istintivamente, senza l’ausilio della falsificazione.
Vi siete mai fermati a guardare un gruppo di persone in moto perpetuo e pensare se c’è e quale è la differenza fra loro?… provate ad osservarne i movimenti, se sono fluidi o a scatto, la muscolatura del viso, se è rilassata o tirata, l’andatura della camminata, se è lineare, sciolta o rigida, e già da queste piccole note potrete distinguere una persona tranquilla da una inquieta … e qui mi fermo altrimenti rischiamo di cadere nei tranelli della psiche umana.''

''A mano a mano che il tempo passava, le frasi e le definizioni appuntate sui fogli sparsi divennero quaderni e in seguito diari di navigazione. C’era tutto, dalla terminologia tecnica, per esprimere correttamente in linguaggio umano l’idioma canino, alla modulazione degli abbai, ringhi e ululati cangianti a seconda delle situazioni. Ora teoricamente le basi dell’educazione cinofila erano mie, ma solo su carta, mi sentivo dopo tanto lavoro, sterile. Avevo bisogno di sporcarmi le mani, avevo bisogno di interagire con quel mondo; provvedere solo alle necessità del corpo, e assistere al film come spettatore, iniziava ad andarmi stretto, pensavo di essere pronta a parlare la loro lingua.''

''Andando avanti nel tempo, mi accorgevo quanto le basi erano si importanti, ma la metodologia, applicato forse meccanicamente, non funzionasse sempre a puntino. Cosa sbagliavo?…
Parlavo con loro cercando di esprimermi attraverso i tre influssi (visivo, uditivo, meccanico), agendo con semplicità, rispettando i tempi di attenzione e velocizzando o rallentando l’insegnamento degli esercizi a seconda del cane che avevo davanti (razza e non, sesso, età, crescita). Li guardavo pensando ad animali diversi dall’homo sapiens. Cosa sbagliavo?…

''Parlare meccanicamente una lingua non vuol dire parlare la stessa lingua.
Tenendo troppo a mente la teoria stavo dimenticando l’stinto, le azioni semplici dettate dall’innata impulsività. Per cui stavo venendo meno alla regola fondamentale che ogni essere vivente è diverso da un altro e che lo spirito vitale ci differenzia dalle macchine.
La presunzione umana stava prendendo il sopravvento sull’umiltà.
Ancora una volta dovetti piegare la testa agli insegnamenti dettati dalla purezza del cane.
''
...In seguito, a conferma delle mie sensazioni, un personaggio che è divenuto nel tempo un caro amico, prendendomi per mano, mi ha spiegato come rendere possibile la partecipazione attiva all’apprendimento e allo svolgimento di un esercizio, come respirare con il cane, come comunicare con lui attraverso uno stato emotivo, esplicitamente espresso in uno sguardo, in una parola, in un atto… allorché lasciai in un cassetto i concetti dei fondamentali e mi tuffai nella Filosofia Cinofila.

Come descrivere tutto ciò?… Come trasmettere emozioni di anni di lavoro?… Come spiegare il trasporto di un ululato?

... Dal libro ''Negli occhi del Cane''

Presi come mai da quel meraviglioso mondo, entrammo in società nella scuola e dedicammo ogni minuto, ogni secondo delle nostre giornate (spesso anche delle notti) a tutto quello che la interessava, barcamenandoci fra gli ''ospiti'' e il rifacimento della struttura. Eravamo talmente presi da quella passione che non ci accorgemmo subito che le intenzioni dei ''soci'' non erano uguali alle nostre e ... con tanta tristezza, dopo tre anni abbandonammo quel che credevamo fosse il Paradiso terrestre ...

...per cadere subito in un altro Paradiso che, sempre troppo tardi e sempre dopo aver speso: tempo, soldi e salute, ci rendemmo conto che altro non era che ''un Paradiso fatto di troppa materialità...'' un Paradiso che non si confaceva affatto alla filosofia della nostra Vita.

...raccolti i pezzi, ci congedammo... ma se pensate che sia finita lì, vi sbagliate, perchè usciti da quel mercato cinofilo, fummo accalappiati da altri mercanti e, costruita/avviata la terza struttura, ecco arrivare un nuovo colpo in testa.

Basta! Da quel momento in poi, giurammo di non farci più coinvolgere in società, nè reali nè fittizie (e così fu per molto tempo, ossia fino a quando non ci accorgemmo che persone che avevamo aiutato e ospitato, ci stavano giocando gli stessi brutti tiri di quelle che le avevano precedute ... per cui, l'ennesime ferita e l'ennesimo taglio netto con il passato!)

Viaggiando indietro nel tempo, torniamo al…

Era il Giugno del 1995 quando Paolo ed io abbiamo deciso di fondare la ''nostra'' scuola. E finalmente “Stella Grigia” diventa una realtà.
Eravamo amareggiati e stanchi delle incomprensioni nate, maturate e degenerate nel corso degli anni nell’ambito delle società delle quali abbiamo fatto parte (sia come soci fondatori e sostenitori sia come personale lavorante). Nelle società l’ago della bilancia non pende mai solo da una parte o solo dall’altra, certamente noi non siamo state persone facilmente comprensibili, come non lo sono stati per noi i nostri soci, però, in tutta sincerità, ci sentiamo di dire che da parte nostra c’è sempre stato un profondo rispetto verso tutti e profondo impegno verso tutto, non ci sentiamo di affermare con altrettanta schiettezza, che la stessa lealtà è esistita nei nostri confronti… mah!… quel che è stato è stato. Abbiamo imparato molto dalle persone che ci hanno accompagnato fino al ''grande momento'', sia dal punto di vista di conoscenza della materia, sia dal punto di vista di interazione con il genere umano, e di ciò le ringraziamo. Queste stesse persone, inoltre, hanno fatto in modo di far crescere in noi un amore smodato, se mai ce ne fosse stato bisogno, verso i Cani (e non solo per i motivi che tutti possono pensare/immaginare, ma per realtà molto più ''forti'' che non possono essere riportate in quattro frasi, seppur scritte con tanto sentimento)...e i Cani, meravigliosi esseri viventi possessori di un’Anima superiore, hanno reso possibile ''finalmente'' una comunicazione senza veli.
Non è stato facile ricominciare per l’ennesima volta, non è stato facile lasciare quel che avevamo costruito con tanta dedizione, non è stato facile continuare a guardare in faccia i personaggi che ci avevano ''preso in giro e sfruttato oltre ogni limite'' ...non è stato facile trovarsi chiusi nella morsa di una ''guerra fredda''… ma è stato possibile resistere a tutto questo grazie all’unione del nostro Branco, sempre grande e quanto mai vivo, oggi tanto quanto allora.

In tanti anni e più… prima e dopo.

Dal taccuino dei ricordi, ecco qualcosa di noi, dei nostri Cani, dei nostri Amici.

Ricordi - dal libro ''DIARIO: Similitudini fra Cani e Lupi - Ascoltando la Natura'' (scritto nel 2010)

Affascinata dal Cane fin da piccolina, non ho potuto dividere la mia infanzia con Lui se non che per brevissimi istanti:

Rinti un maschio di Pastore Tedesco. Ricordo Rinti nei primi giorni a casa: un cucciolo dal manto molto scuro, si divertiva a morderci i piedi – miei e di mia sorella – e più scappavamo, più lui ci rincorreva; più urlavamo, più lui si divertiva; ricordo le fughe sul letto e le notti insonni… guaiva… forse si sentiva solo… non gli era permesso di dormire con noi, però poteva stare in soggiorno… ma la solitudine non può essere colmata da una bella stanza, così, per tutto il tempo in cui rimaneva lì, si lamentava, ogni minuto sempre più forte, finché mamma non si alzava e andava a cullarlo.
Di Rinti non ho altri ricordi se non alcuni frammenti di attimi, che le foto mi confermano, in giardino ad Ostia… credo che quelli siano gli ultimi momenti passati con lui, Rinti non ha fatto parte della nostra famiglia per molto tempo.

Linn una femmina di Pastore Tedesco. Di lei ricordo anche meno. Ancora più scura di Rinti ma molto più tranquilla. Ho nella mente alcune immagini di Linn appena arrivata, alloggiata nel grande terrazzo del nostro appartamento… poi dopo alcuni giorni, la ricordo nel giardino della casa al mare… le mie mani immerse nel suo pelo nero… e lei che va via… in un’altra casa.

York un maschio di Pastore Tedesco. Aveva i colori del mitico Rin-tin-tin, il divo della televisione. Era buono, molto affettuoso. Amava stare sdraiato accanto alla finestra della sala… ed io dall’altro lato… lui fuori, io dentro.
Lo rividi alcuni anni dopo nel giardino di un amico di papà… non ricordo se mi venne incontro o no, non ricordo se voleva venirmi incontro e non poteva, non ricordo altro… solo un gran dolore… per come conosco ora i cani, non posso che confermare quel dolore… il distacco da quello che credi il tuo mondo è la cosa più amara che si possa vivere.

Muna una femmina di Schnauzer- Gigante. Con Muna per fortuna ho potuto vivere dieci anni… stupendi!
Quando arrivò a casa avevo quindici anni e lei non era altro che un orsacchiotto nero. Ricordo ancora come se fosse adesso, il primo incontro. Erano le otto di mattina di un giorno scolastico; esco di casa; prendo l’ascensore; arrivo al piano terra; apro la porta di quell’attrezzo infernale che funzionava una volta su dieci – otto piani non sono uno scherzo, soprattutto quando li devi fare in salita – e chi ti trovo davanti a me?!… un signore con una meravigliosa cosa pelosa che si poggiava con tutta la sua pancia sulla manona dello sconosciuto. “Muna” urlai. Non avevo dubbi sul fatto che fosse lei. Sapevo che papà ci stava preparando una sorpresa, ma non sapevo quando sarebbe arrivata. Nel mio modo di esultare credo di aver impressionato non poco quel signore, senza chiedere più di tanto – potevo benissimo sbagliarmi, non abitavamo solo noi nello stabile, ma sfido chiunque a deludere uno stato euforico come il mio, non poteva dirmi altro che “si, è lei” – lo invito a salire con me – avrei fatto tardissimo a scuola ma non mi importava niente, già non è che l’amassi tanto la scuola e ogni scusa era buona per non andarci, ma dopo quell’incontro come potevo andar via, aspettare ben cinque ore prima di tornare a casa dalla mia Muna, no, non era possibile, sarei entrata un’ora più tardi, avevo una stupenda giustificazione.
Non ricordo se a casa c’erano ancora papà e mia sorella o se erano già usciti per andare in ufficio lui a scuola lei – è sempre stata molto diligente mia sorella, per nulla al mondo avrebbe perso un giorno di scuola, l’ho sempre ammirata molto per questa sua coscienziosità – di sicuro, però, c’erano mia madre con il mio fratellino piccolo.
Muna. Non capivo nulla di cani, ma li amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo. Questa volta nulla avrebbe interferito sulla sua permanenza in famiglia, ormai ero abbastanza grande, non mi si potevano più raccontare tante frottole.
Muna mi accompagnò per tutta la stupida crescita di adolescente, e mi seguì anche quando cominciai a muovere i primi passi nel mondo del lavoro.
Anche se non mi trattava con molto rispetto, non mi importava ‘un fico secco’… ero la sua compagna di giochi, la sua riserva inesauribile di cibo, il suo cuscino… con lei ho diviso le mie fughe dalla realtà e le sue fughe da me che la chiamavo… poter rincorrere un leprotto fantasma o la voce del vento, era per Muna più forte di qualsiasi richiamo… amavo la sua espressione goliardica quando si fermava un istante a riprender fiato: la lingua penzoloni da un lato della bocca, le orecchie larghe in posizione di riposo, il respiro forte… approfittavo di quel momento per cercare di catturarla, mi avvicinavo piano e quando le ero ad un tiro di guinzaglio… invece di prenderla, la spronavo a scappare ancora, via di nuovo a correre a perdifiato, era la mia unica espressione di libertà… in lei mi sono sempre identificata: voglia di libertà… purtroppo la coscienza di non poter osare di più mi portava a dover interrompere sempre troppo presto quei magici momenti.

Muna: fra Paolo e me già esisteva una profonda amicizia…
Muna ha vissuto l’inizio della nostra storia.

Paolo e il Mondo Cane -

La mia storia con il mondo del Cane, ha inizio nel settembre del 1986.
“È una mattina come un’altra, il lavoro di DJ mi tiene fuori casa tutta la notte e al mattino, con gli occhi appiccicati a causa dei fumi vaporizzati nel locale, la mente offuscata dal sonno e i vestiti impregnati dell’odore smielato di profumi e cocktail, mi appresto a rincasare.
Dopo un paio di giri dell’isolato finalmente trovo un posto per la macchina a pochi metri dal portone, a quest’ora non se ne parla proprio di parcheggiare a distanze che superino i dieci passi, già non sono mai stato un camminatore, alle cinque del mattino poi, i piedi li ho più piatti di Paperino.
Prendo dal cruscotto l’ultimo pacchetto di Marlboro, afferro la chiavi di casa che puntualmente mi cascano sotto il sedile, mi chino per recuperarle frugando fra le cartacce e Dio solo sa cos’altro, fra me e me mi ripropongo per l’ennesima volta di portare a lavare la macchina e, finalmente riesco ad uscire da quel trabiccolo super molleggiato, una lussuosissima e costosissima Rover 3500 V8, acquistata dopo aver preso la triste decisione di rottamare la mitica FIAT 127 Top…
Arrivato al piano, uscendo dall’ascensore, sento un ringhio sordo provenire dalla parte interna della porta di casa, Marcella è tornata, ho pensato, e il suo cane è con lei. Mia sorella crede che il suo Dobermann sia un mansueto cuccioletto del peso di 20, 25 kg. e invece è una sonora rompiscatole lunatica che quando decide di fare’’ il cane da guardia’’, ti puoi anche impiccare ma tu da quella porta non entri.
E così è stato. Ebbene si, mi rode ammetterlo, ma Crazy mi ha tenuto fuori, finché la dolce sorellina non si è svegliata. Ho dormito tre ore rannicchiato sullo zerbino.

Qualche giorno dopo, ho avuto la malaugurata idea di raccontare la scena alla mia amica di sempre, Barbara, d’altronde non le ho mai nascosto niente, conosce di me ‘’vita morte e miracoli’’, perché dovevo tenerla all’oscuro di questa situazione?!... perché non facevo un soldo di danno!... mi ha preso in giro per tre giorni!!
Cosa mi avrà detto la testa quando l’ho incontrata, di farne la mia confidente, proprio non lo so. Beh, comunque, risate e battute sarcastiche a parte, decido di prendermi una rivincita e la porto a conoscere Crazy. Altra stupidaggine: Barbara è la compagna bipede di una femmina di Schnauzer Gigante che non mi ha fatto entrare in casa, un pomeriggio in cui ,l’amica folle, mi ha chiesto di fare un salto in appartamento a penderle, boh, non mi ricorda neanche cosa… ‘Tu chiamala da fuori, e vedrai che non ti dirà niente’ eehh ho visto infatti! … mai fidarsi delle donne ricordatelo, mi sono detto.

Tornando alla Dobermann, ho racimolato un’altra brutta figura.
Arrivati sul pianerottolo di casa, Crazy ci ha sentito e, come da manuale, ha ringhiato. Il mio animo un po’ incosciente e un tantino perfido mi ha spinto ad aprire ed ecco che, Barbara se ne esce con una delle sue vocine smielate… non è passato un secondo che le due femmine erano lì davanti a me a farsi complimenti e a darsi bacetti come se si conoscessero da sempre.
È stato deprimente per me … da maschio orgoglioso quale sono, già ero pronto a richiudere al volo la porta per evitare ‘’il peggio’’, e invece la dentata, cioè la coltellata, me la sono data d solo … che onta!!!

''Forse anche il domatore di Leoni, che mette la testa nella bocca spalancata del re della giungla, quando era ancora adolescente, aveva paura dei Gatti!''

Dalle esperienze, dalle avventure, dagli studi,
dai mille e più pensieri notturni, dalle mille e più domande diurne,
un estratto di nozioni sulla Vita con il Cane.

 

A bordo del Nissan Vanette ... partiamo alla volta della campagna insieme a: lavatrice, frigorifero, brandine, ciotole e il Cuore della Famiglia: Cristina, Alfa, Arek, Gilda, Thika, Attila, Trilli, la Gattina Isabeau e suo figlio Ginger. Felici, speranzosi, forti di un amore più grande della passione, uniti in un Branco tanto strano quanto vero, iniziamo un fantastico viaggio che ancora non è finito.

Spirito di avventura e tanta fantasia ci hanno accompagnato fin da subito. E forse senza una buona dose di follia pronta a condire tutto, non ce l'avremo mai fatta.

La nuova casa era completamente da rifare; per mesi ci siamo trovati a pregare che non piovesse mai perchè dormivamo all'aperto, riparati solo da un balconcino del piano alto, sotto il quale avevamo posizionato il frigorifero, la macchina del gas e le due brandine. Insieme ai nostri Cani e ai due Micetti, abbiamo vissuto un po' lo stile dei ''barboni'' ma, guardando verso quei ricordi, non ne cambiaerei una virgola. La mattina ci adoperavamo ad organizzare e sistemare il giardino al fine di renderlo operativo (soprattutto con le recinzioni); due muratori, un elettricista e un idraulico si occupavano di casa (il loro ''aiuto'' durà circa 10 giorni, dopodichè decidemmo - Paolo ed io - di occuparci anche di quello che facevano loro perché, seppur non avessimo tanta esperienza, sicuramente avremmo fatto prima e meglio ...!). All'ora di pranzo scendevamo a Roma a lavorare, e alla sera si rientrava.

Ad aspettarci a casa c'erano: Cristina, Attila, Trilli, Isabeau e Ginger.

Attila e Trilli trovatelli adottati e riadottati.
Attila un maremmano con i colori e il cuore di un pastore tedesco, del peso approssimativo di 50-60 chilogrammi (nessuno mai ha avuto il coraggio di metterlo su una bilancia).
Fu preso in affitto insieme al terreno della scuola-pensione dove abbiamo iniziato a muovere i primi passi nella cinofilia. Quando arrivammo Attila era già offeso all'anteriore destro (spalla pluri-fratturata).
Si diceva fosse il capo incontrastato dei Cani del circondario; si parlava di lui come di uno spirito libero, non gli resistevano recinzioni, cancelli e catene, per cui girava a suo piacimento nell'area antistante la scuola.
Capitava spesso che la mattina venivano trovati Orfanelli legati alla porta di entrata, fra questi Trilli: una cosina volpinoide con impronta terrier. Appena rimessa dalle condizioni precarie (fisiche e psicologiche) in cui fu trovata, divenne la controparte di Attila.
Per un breve periodo si unì a loro anche un Gattino, "Minimo" , che allevarono come il loro cucciolo, tanto che dopo poco tempo il Micetto soffiava ai suoi simili e faceva le fusa ai Cani.
Quando ci trasferimmo il Felino non c'era più, e Attila e Trilli ci erano entrati nel cuore, così li portammo con noi.
Cristina, che già aveva avuto modo di conoscerli alla scuola, fu molto contenta di ritrovarli a casa.
Trilli prese subito possesso di tutto ciò che era morbido e vicino alla cucina; Attila, assaporando i profumi della famiglia si trasformò con noi in un enorme peluche e in un guardiano coscienzioso. Ricordo quando immobilizzò un cacciatore, entrato in giardino per recuperare una preda uccisa, intrappolandolo in un angolo con il solo sguardo. La nostra attenzione fu richiamata dall'abbaiare incessante di Trilli. Al nostro arrivo si sedettero ed aspettarono che il malcapitato andasse via. Più nessuno ha avuto il coraggio di entrare.
Amavano abbuffarsi di albicocche e dormire all'ombra degli ulivi, di uno in particolare situato al centro del giardino, dove Attila al richiamo di Trilli poteva controllare tutto alzando solo la testa, ed è lì che ci piace ricordarli con la loro amica Cristina.
http://www.stellagrigia.eu/curiosita/attila_trilli.htm

Isabeau e Ginger Lei una meravigliosa tartarugata e Lui un particolarissimo rosso. Facevano parte della schiera di Gatti che sostavano nella stessa scuola di Attila e Trilli. Al contrario degli altri però, Isabeau una casa ce l'aveva ma...come sempre: è tanto facile dire di si e ancor più facile è liberarsi dello ''sbaglio''. Polemica a parte, anche per Isabeau, che poco prima della nostra partenza aveva avuto dei cuccioli (solo 1 rimasto vivo), preparammo una tanetta e ...via ... lontano da tanta falsità.

A casa, avevamo allestito per loro, una grande voliera per farli stare al sicuro quando in giardino c'erano Alfa, Arek, Gilda e Thika; mentre erano liberi di andare dove volevano quando invece c'erano Attila, Trilli e Cristina. Di notte erano i sovrani del territorio, e a noi faceva molto piacere vederli correre da una parte all'altra del giardino e saltare su ''questo o l'altro'' albero. Per loro fu una pacchia fino a che Ginger non si imbattè in una Volpe. Con il Selvatico non è facile avere la meglio e una mattina trovai Ginger stranamente silenzioso e ''fermo''. Aveva delle ferite interne da film dell'orrore. Per fortuna era ''rosso'' , e la sua prverbiale ''determinazione'' lo salvò! Dopo 15 gg. dall'operazione era di nuovo lui, anzi no, era lui ma sembrava il Fratello grande per quanto era più tranquillo ...probabilmente la paura fu davvero tanta ...tanto da farlo diventare quasi un Gatto di casa.

Isabeau ha tenuto a battesimo praticamente tutti i nostri Micini raccattati qua e là o tuffatisi personalmente dentro il giardino, alla bramosa ricerca di cibo e riparo. La regina chiuse gli occhi all'età di 24 anni senza aver visto mai il veterinario se non negli ultimi mesi quando le fu diagnosticato un problema ai reni. http://www.stellagrigia.eu/curiosita/micetti.htm

... Gli altri ''Fanciulli'' venivano con noi perchè erano un po' troppo ''vivaci'' per restare in una situazione non ancora pienamente efficiente. In più, ci aiutavano nel lavoro.

Cosa vuol dire: essere aiutati nel lavoro?

Sciogliamo un terribile frainteso che vive nelle teste di chi crede che il Cane felice sia solo quello che va al parco a giocare con gli amichetti e, una volta rientrato a casa, non ha altro desiderio che non sia quello di mangiare e di andare a dormire, eccezion fatta per una uscitina serale, giusto il tempo per fare ''due gocce d'acqua'' - occupazione più, occupazione meno (ossia: possibili intervalli di giochi con i familiari che ''di interattivo'' hanno solo una pietosa meccanizzazione!) - ed entriamo nel vivo della coscienza di un Cane.

Innanzitutto: Chi è il Cane?

La prima cosa che l’uomo dovrebbe approfondire per conoscere il Cane è la sua evoluzione.
Nato per mano dell’uomo, che ha accolto probabili soggetti singoli in cerca di cibo, forse, o forse soltanto curiosi (vedi video sul Lupo Artico di David Mech e Jim Brandenburg dal minuto 32.47 https://www.youtube.com/watch?v=PR7gqhuDTMg), o feriti (dubbi che non risolveremo mai, vista la lontananza del periodo dell’accaduto), ecco che nell’arco del tempo, in più zone della Terra abitata da entrambe le Specie ‘’Lupo e Uomo’’, ci fu l’avvicinamento, la conoscenza più approfondita e la nascita di una lunga storia collaborativa. Da evidenziare come i soggetti delle diverse sottospecie, hanno sicuramente dato la prima impronta sulle diversità di quelle che un domani si sarebbero chiamate ‘’razze’’. Facile l’osservazione che certifica come ogni Animale, Pianta e Roccia, si adegui alla vita del luogo ospitante, migliorando nelle sue caratteristiche, per ottimizzare la propria vita (Legge Naturale).
Generalizzando sull’origine del Cane, si è identificato il suo predecessore nella sottospecie ‘’Canis Lupus Familiaris’’; erroneamente si è pensato che si trattasse di soggetti con caratteristiche simili solo dal punto di vista biologico, come accade per la classificazione di tutte le altre sottospecie, e che fosse perciò una sottospecie ben precisa. Essi in comune avranno anche delle particolarità biologiche, ma non solo quelle. L’avvicinamento all’uomo, non è avvenuto solo in una parte del Globo, per cui sotto questa effige, vanno inclusi tutti i soggetti che hanno avuto il contatto e che poi, dall’uomo sono stati trasformati nei millenni per avere l’Animale DOC!
Il Cane è una derivazione di una derivazione di una derivazione, dei vari singoli raggruppati in quella sottospecie. La variazione ha avuto bisogno di secoli, millenni, e poi, a un certo punto, ecco arrivare i primi veri Cani.

Interessante leggere in questo link, uno studio che avvalora la nostra teoria.
http://archive.archaeology.org/1009/dogs/index.html?utm_medium=email&utm_source=flipboard

Selezionando nei vari passaggi, le caratteristiche della personalità dei soggetti che più si addicevano ad un determinato lavoro (fisico e mente si adeguano al territorio dove i soggetti dimorano per vivere in armonia con l’ambiente – è una specializzazione della selezione evolutiva – l’uomo ha scelto fra tali caratteristiche senza trascurare la docilità e la duttilità degli individui), ecco che anni e anni e anni dopo quel primo magico incontro, nasce il Cane così come lo conosciamo noi.
Le diversità caratteriali e fisiche sono l’una lo specchio dell’altra, e ancora oggi è possibile dare dei tratti specifici guardando l’aspetto dell’Animale senza averlo dovuto vedere lavorare prima.

Alcuni sciocchi pregiudizi comportamentali della nostra epoca, vogliono nei Cani, l’annientamento di alcune caratteristiche che la Natura prima (nel loro PapàLupo) e l’uomo poi, con molta molta fatica hanno selezionato; più di tanto però, o per fortuna, non si potrà mai fare, perché per quanto il Cane possa essere nato in laboratorio, possiede pur sempre un’Anima selvatica.

Interessante leggere in questo link, sullo studio avviato da Konrad Lorenz, che avvalora quanto appena scritto.
http://www.stellagrigia.eu/articoli/neotenia.htm

continua a leggere ''Progetto Cane Lupo''

Il Cane, un Animale sociale.

Per Animale sociale si intende un essere vivente che trova ragione di vita solo nell’ambito di una comunità.

Non tutti gli esseri sociali riescono a vivere in contesti di comunità multiple (provviste di più specie animali), il Cane si, ma il concetto di socialità per il Cane non è ‘’vivere in una comunità fatta di tante famiglie’’ come può essere per l’essere umano, è altresì il ‘’vivere nella propria comunità’’.
Esiste una grande differenza fra il vivere nelle comunità e il vivere nella propria comunità.
Per il Cane esiste il piccolo mondo del Branco/Famiglia, quel meraviglioso piccolo mondo nel quale tutto si svolge per il bene di Esso, e dove esiste un senso di collaborazione e di attaccamento che permette ai soggetti che lo compongono di raggiungere un perfetto equilibrio sociale.
Con questo non dobbiamo pensare però che il Cane non possa vivere in un luogo dove sono presenti più comunità, ma dobbiamo pensare che per lui ‘’uscire da casa’’ vuol dire ‘’andare fuori dalla tana insieme alla Famiglia’’ … fare, disfare, agire, operare, giocare, passeggiare, lavorare, ‘’vivere’’ con Essa e in Essa come è nell’ambito della tana così anche fuori.

Egli vive nella Famiglia e per la Famiglia.

Questo concetto ha un significato molto profondo che trova la sua radice/origine nell’attaccamento.

L’Attaccamento - Fin dal momento della nascita, si crea fra Madre e Figlio, un legame che diventa sempre più saldo, ... leggi tutto l'art. ''Il Cane è un Animale sociale'' presentazione del libro ''DIARIO - Similitudini fra Cani e Lupi - Illuminanti Riflessioni'' - *Il comportamento – nascita ed evoluzione* - studio sul linguaggio naturale del Cane - l'importanza di saper leggere per comunicare con semplicità.

Come scoprire le necessità del Cane, come instaurare con lui un rapporto che parli di Famiglia, di collaborazione della Famiglia, di conoscenza e rispetto dei componenti della Famiglia

Lo Sport ci ha aiutato a capire la naturalità del Cane

Per arrivare a comprendere il nostro percorso dobbiamo tornare nuovamente indietro, negli anni novanta, al tempo dei primi passi: Cristina, Gretel, Alfa, Gilda e Arek

...continua